Il marchio di moda
contemporanea
L'azienda
LA FABBRICA NEL VERDE
In linea con lo spirito del brand anche la nuova sede di Pinko, uno spazio di 14.000 mq inaugurati a Fidenza nel 2010 su progetto dell’architetto Guido Canali. Qui disegno avveniristico e tecnologia allo stato dell’arte si integrano con il paesaggio naturale, definendo una idea di fabbrica nel verde che ben esprime la mission di PINKO: innovazione costante fatta di qualità italiana, condivisione, attenzione al fattore umano.
IL SIGNOR PINKO CHE SFIDA L’ALTA MODA
INTERVISTA A PIETRO NEGRA inventore,  insieme alla moglie CRISTINA RUBINI del marchio “PINKO”, pensando alla locuzione “un qualsiasi pincopallino”
Ha scelto un marchio che è un capolavoro di “understatement” ma la sua non è un’azienda qualsiasi. In questi anni difficili riesce comunque a crescere, esportare stile e fatturare 160 milioni di euro. Il segreto? Concentrarsi, non fare di tutto, ma offrire il “valore” più alto al miglior prezzo, sfruttare la tecnologia e curare la rete vendita. Perché più preparati si è, meglio si vende”. Non chiamatela “griffe” , ha un che di stantio. Il futuro della moda non è più racchiuso in un’etichetta. Il nome non basta, insomma. Blasonato fin che si vuole, ma senza le capacità trainanti di un tempo. Perché oggi per far funzionare un’azienda che esporta stile e che fattura 160 milioni di Euro ci vuole altro.

E pensare che Pietro Negra, nato a Salsomaggiore 59 anni fa, ha inventato il marchio Pinko pensando alla locuzione “un qualsiasi pincopallino”. Erano i primi anni Novanta quando insieme alla moglie Cristina Rubini decise di mettere la testa nella moda. “Mi salvò quell’intuizione che poi era una presa di coscienza: lo stilista non aveva più armi per sedurre, il consumatore era già sgamato, aveva smesso di comprare per senso d’appartenenza alla firma, neanche fosse il tifoso di una squadra di calcio”.
Siamo pronti a vivere il contemporaneo e a disegnare il futuro, insieme con ogni donna.
Pietro Negra, Presidente PINKO
Negra va fiero di quell’intuizione: “il regista deve scomparire, non farsi bello come un sovrano tronfio visto che quel re è nudo”. Nell’annus horribilis 2009 il fatturato del gruppo è cresciuto dello 0,8 per cento ma nel 2010 ha registrato un incremento dell’8 per cento, come ha fatto? “credo nel modello di business, mi sono affidato a un Direttore Generale (Massimo Ambanelli, un passato alla Barilla) che non proviene dal mondo della moda, ha vissuto in Cina e negli U.S.A. , appartiene alla realtà globale insomma”. La ricetta? “ Via la filosofia del “tutto un po’”, tipica degli anni Ottanta quando si firmavano profumi, piastrelle, giacche e lenzuola. Quel che vince è il controvalore”. Ossia? “Abiti e accessori appartengono alla sfera del superfluo, perché qualcuno li compri devono avere 'valore', il più alto possibile al prezzo più basso”.

È la sua frase: “Just under the top”? “Sì, vogliamo essere l’alternativa all’alta moda con prezzi competitivi. Le nostre collezioni sono studiate da designer di primo livello, tuttavia non presentiamo capi da 4 mila euro, ma da 300-400” e dovete anche primeggiare sulle linee low cost…. “Non solo: ci sono gli outlet, i centri commerciali, gli acquisti on-line. Bisogna guardare in faccia la realtà: i negozi sono vuoti, i multimarca in crisi, eppure le vie dello shopping sul web sono affollatissime”. Dunque? “ stiamo lavorando per diventare il nuovo crocevia, abbiamo progetti per richiamare la gente nei negozi, concerti aperitivi, mostre”. A proposito di store: “ I punti vendita Pinko sono 1.100 in tutto il mondo, 120 monomarca. Il giro d’affari è così ripartito: il 70 per cento è grazie all’Italia, il 30 per cento agli altri Paesi. Vogliamo ribaltare le percentuali”. Chi vi ama di più? “ oltre all’Italia, Francia, Regno Unito, Belgio e Olanda. Ma anche Grecia, Spagna e Cina dove abbiamo aperto 15 negozi monomarca la nostra è una notorietà spontanea, dipesa, a mio avviso, dal fatto che chi ci conosce resta fedele”.

Un altro segreto? “Curiamo la rete vendite. Nulla è lasciato al caso. I nostri formatori partono da Fidenza, in provincia di Parma, dove ha sede l’azienda, e raggiungono periodicamente, a ogni stagione, i titolari dei punti vendita. In alcuni casi i “formatori” vivono in loco. Più preparati si è, meglio si vende”.

Negra ci mostra una colonna/computer al plasma capace di simulare gli abbinamenti degli abiti, si chiama Store Stylist. “Lo hanno i monomarca, basta appoggiare il codice identificativo di un capo e si vede una modella sfilare con indosso le varianti possibile”.

Ma parliamo di Fidenza: “L’azienda è sempre stata qui. Da tre anni occupiamo un ampio spazio di 15.700 metri quadrati immerso nella campagna emiliana. Ci lavorano 210 dipendenti, ci sono asilo nido, sale eventi, bar, magazzino, l’ufficio stile , il commerciale, l’amministrativo, quello dell’ingegneria informatica, che ha inventato gli store stylist e quello del modellismo produttivo che è uno dei più importanti..”

Perché? “Qui si realizzano le idee degli stilisti, se ne testa la praticità, si correggono le imperfezioni. È un passaggio fondamentale, garanzia del made in Italy: il prototipo esce a tutti gli effetti da Fidenza, anche se poi è cucito altrove (dove la manodopera costa meno)”.

Pietro Negra dice di lavorare dalle 8 alle 20, talvolta anche di più, di amare gli sport individuali, “quelli che ti obbligano a superare te stesso”, ciclismo, motociclismo e automobilismo.

Per uno come lui, nato nella terra dei motori, il tempo libero va ripartito fra le quattro e le due ruote, “gareggio per diletto. Mi aspetta una “cavalcata” di 8 ore il prossimo fine settimana in Portogallo”.

A cosa non rinuncerebbe mai? Alle sue donne, la moglie Cristina, le figlie Cecilia e Caterina, tutte con il nome che inizia per C (anche la cagnetta che si chiama Cora). “E all’aperitivo del sabato con gli amici – amici veri, puntualizza – faccio il diavolo a quattro pur di non mancare. Adoro la mia vita di provincia”.

Quello che lo ha portato lontano.

Da: ‘Il giornale – STYLE’ Aprile 2011

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